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Norbello, entro l'estate in funzione la nuova piscina. E arriva anche il maneggio


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Paese

Dati Generali
Il paese di Norbello
È posto sull’altopiano basaltico di Abbasanta, in provincia di Oristano. Benché il territorio sia ricco di monumenti archeologici che risalgono alla preistoria, le notizie certe sulle sue origini risalgono all’ XI secolo quando col nome di “Norghiddo? appartenne al Giudicato di Arborea e alla curatoria di Guilcer. Del suo territorio, oggi, fa parte la bellissima vallata di Canales col piccolo borgo di Domusnovas Canales, immerso nel verde di una rigogliosa macchia mediterranea punteggiata da rare specie di orchidee selvatiche. Nel centro storico di Noragugume si trovano le caratteristiche case in pietra basaltica a vista e la chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giuditta, andata distrutta da un incendio nel 1781 e ricostruita nel 1791. L’economia del paese è di tipo agropastorale, ma l’artigianato tessile riveste un ruolo importante, di ottima fattura tappeti e coperte.
Il territorio di Norbello
Altitudine: 147/431 m
Superficie: 26,12 Kmq
Popolazione: 1223
Maschi: 603 - Femmine: 620
Numero di famiglie: 435
Densità di abitanti: 46,82 per Kmq
Farmacia: via Vittorio Emanuele, 161 - tel. 0785 51399
Guardia medica: (Ghilarza) - tel. 0785 52537
Carabinieri: (Abbasanta) via Vittorio Emanuele, 109 - tel. 0785 54669
Polizia municipale: piazza Municipio, 1 - tel. 0785 51051

Storia

DOMUS-NOVAS (Canales) [Domusnovas Canales], villaggetto della Sardegna, della provincia di Busachi, nel mandamento di Guilarza. Era parte della Curatoria del Guilcieri superiore, o Canales, dipartimento del Giudicato di Arborea.

La sua situazione geografica è alla latitudine 40°, 8', e longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0°, 12'. Giace in un seno del margine del pianoro che sorge alla destra del Tirso, proprio in faccia al levante di maniera che sia nascosto agli altri venti. Grande è il calore che vi si soffre d’estate; dolce la temperatura che si gode d’inverno. L’umidità vi è assai sentita, ma non è frequente che vi si addensi la nebbia. Se il luogo sia in tutte le stagioni salubre hai abbastanza con questo solo per definirlo.

Vago ed ameno è l’aspetto del paese nel descritto luogo. Gli olmi, mandorli, i pomigranati, i susini, i fichi, gli albicocchi frondeggiano lussuriosamente ne’ cortili delle case. Queste sono distinte in due gruppi

o rioni, uno superiore, l’altro inferiore, e di poco nel totale sopravanzeranno la cinquantina. Non è mezzo secolo che appena vi si numeravano tredici famiglie: nel 1826 erano cresciute a ventuna, ora sommano a quaranta e contengono anime 160. Le nascite in questi ultimi tempi si calcolarono a otto per anno, le morti a cinque, i matrimonii a due.

Professioni. Sono tre o quattro che danno opera all’arti meccaniche, gli altri all’agraria ed alla pastori-zia. In tutte le case lavoransi pannilani e lini. Vi è stabilita la scuola primaria, e frequentasi ordinariamente da sette fanciulli.

Chiese. Comprendevasi questo popolo nella diocesi di santa Giusta già unita all’Arborense, e poscia fu diviso e aggregato alla Bosanense. La chiesa parrocchiale ha per patrono s. Giorgio cavaliere, e governasi da un prete col titolo di rettore, il quale per comodo de’ suoi parrocchiani può ai dì festivi celebrar due volte. Sono ad ornamento della cappella maggiore dodici statue di legno dorato di arte mediocre, rappresentanti i dodici apostoli. Nella campagna furono edificate due chiesette una appellata da s. Giuliano a metri trecento cinquanta in circa dal paese, l’altra da santa Vittoria a tre quarti di miglio. Nella prima domenica di settembre si festeggia a s. Giuliano, e addì sedici maggio a santa Vittoria, con molto concorso dei popoli convicini. Una ed altra chiesetta ha l’ospizio per i novenanti, e questi, poichè in sul vespro hanno fatto i loro ufficii religiosi, volgonsi a’ divertimenti, e ballano e cantano per tutta la notte. I balli si guidano al suono delle launeddas o dell’affoente. L’opinione popolare ha fatto sacra una sorgente di acqua poco buona, che fu rinchiusa nella cappella di s. Giuliano, e vedesi sotto i gradini dell’unico altare. Da questo pozzetto attingono alcuni degli abitanti nell’estate, e l’usano solo per bere, perchè accaderebbe gran male a chi ne usasse per altro, o qualche portento; il che seriamente confermano con alcuni fatti. Nella festa non accade mai disordine o rissa, e dassi per una delle ragioni del contegno pacifico, perchè altrimenti cesserebbe la fonte di propinar acque. Di maggior concorso di queste due feste campestri è quella del patrono. Gli ospiti vi sono trattati lautamente.

Agricoltura. Il territorio de’ domonovesi è di una fertilità non ordinaria. Si suole seminare di grano star. 200, d’orzo 40, di fave 20, di ceci e altri legumi in totale altri 20. Il grano fruttifica all’ottuplo, l’orzo poco meno, le fave più del grano. Si semina poco di lino, ma il suo prodotto è considerevole.

La dotazione del monte granatico di Domus-novas fu stabilita a star. 200, quella del nummario a lire 5220.

Di piante fruttifere le specie comuni sono peri, pomi, noci, mandorli, ulivi, fichi, prugni, peschi, sorbi, meligranati, e cotogni. Molti tratti sono coltivati a piante ortensi, che vi vegetano felicemente. Le vigne sono 42, il terreno è propizio, e fassi un vin bianco migliore che negli altri vigneti del dipartimento per la forza e per il gusto. Le viti si coltivano col fondo alto da quattro in cinque palmi.

I domonovesi fanno un piccol commercio, vendendo il grano a’ barbaricini, il vino a’ sedilesi, il lino a que’ di Guilarza, e di Tempio, le fave a’ buddusoini.

Ne’ chiusi veggonsi alberi ghiandiferi assai annosi, e molti la cui circonferenza è maggiore di quattro metri.

Bestiame. Questo nell’anno 1835 era nelle specie e ne’ numeri seguenti, vacche capi 100, senza alcune mannalite, buoi per l’agricoltura 80, pecore 500, cavalli 30, majali 35, asini 40.

Degli animali selvatici sono rari i cinghiali e i daini, numerosissime le volpi e le lepri.

Sono in gran copia le pernici e i colombi selvatici; i tidoni annidano tutto l’anno ne’ querceti.

Acque. Senza la sunnotata fonte sacra di s. Giuliano sono altre sorgenti; una all’estremità del villaggio, di cui usano solo per lavatura, quindi la fontana pubblica, che è un po’ più lontana di quella di s. Giuliano: questa è coperta a fabbrico e pare dalla stessa vena essendo egualmente cattiva. In distanza di mezz’ora trovasi la fonte di Sella detta volgarmente l’acqua del molino vecchio da una macchina idraulica che vi era in altri tempi. È questa un’acqua assai salutare, di cui bevono le persone agiate di Domus-Novas e di Norghiddo, e fanno uso gli ammalati con molta fede.

Scorrono entro questo territorio due rivi, uno è il Siddu, l’altro il Leùna provenienti dai monti che terminano il Marghine a ponente. Il rivolo Bonorchis, che viene da presso Abbasanta e serve agli orti che sono nella parte più alta del seno di Domus-novas, discendendo tra Guilarza e Norghiddo si unisce al Siddu, le acque di Sella entrano nel rio di Leùna. Questo è bello a vedere quando dall’alto dell’altipiano viene giù cascando da uno in altro masso con gran frastuono. Il Siddu e il Leùna dopo circa due miglia da Domusnovas, che sta in mezzo, si riuniscono in un sol alveo ed entrano nel Tirso.

Antichità. Nella regione di Sella a ponente del paese è da vedere sulla cima d’un colle che signoreggia tutto il pianoro una costruzione antica in gran parte distrutta, che dicono il Castello e cognominano dalla regione. Vi trovarono un sotterraneo ed una cisterna. Presso a questo castello è la chiesetta di santa Vittoria e nell’intorno sono vedute le vestigie dell’antico villaggio di Sella. Simili reliquie vedonsi nel vigneto nella regione di Suèi. Non mancano in questo territorio i norachi, e se ne nominano cinque, essi sono su Crabargiu, Ozùla, Murarchèi, Turra, Padruiscra. Evvi eziandio una sepoltura, come dicono volgarmente, di giganti.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Norbello
16/17 Gennaio: Sant'Antonio abate - Festa con il tradizionale falò in piazza
24 Giugno: San Giovanni Battista
15 Luglio: San Quirico e Santa Giuditta, festa dei Santi patroni
ultima domenica di Settembre: Sant'Ignazio da Laconi - I festeggiamenti in onore del Santo iniziano con il rituale della novena, che si tiene nel novenario campestre. Ai riti religiosi si accompagnano quotidianamente anche i festeggiamenti civili con canti e balli.
Settembre/Ottobre: Sagra della vendemmia all'antica - Uno spaccato di vita che appartiene al passato, dove vengono riproposte le modalità tradizionali della vendemmia: la pressatura dell’uva a piedi nudi, l’utilizzo dei carri e dei costumi antichi.